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Castellavazzo 15 aprile 2012: giornata Touring "L'acqua da, l'acqua toglie"

 

Mentre in 21 piazze d’Italia il Touring Club Italiano dava vita alla giornata nazionale con l’omaggio della nuova rivista "Touring" realizzata in collaborazione con il National Geografic, visite guidate e concerti gratuiti, in provincia si teneva il secondo appuntamento dedicato all’acqua, fonte di vita e talvolta purtroppo del suo contrario. A completamento, infatti, della giornata del novembre 2011, con un percorso che ha toccato le Centrali Enel di Nove e di Soverzene, il lago di Santa Croce col centro ittiogenico e la chiesa simbolo del disastro che distrusse Longarone, era d’obbligo l’appuntamento con la diga del Vajont e i due musei che ben racchiudono la memoria del lavoro sull’acqua e col favore dell’acqua. Così, domenica scorsa, accompagnati dal Console TCI Eldo Candeago e con la preziosa collaborazione del Comune di Longarone e delle associazioni Pietra e Scalpellini di Castellavazzo e Fameia dei Zater e Menadas del Piave, più di cinquanta Soci Touring hanno potuto comprendere o perfezionare la loro conoscenza di un pezzo di storia importante del bellunese, anche se venato di dolore e fatica, ma anche di ingegno e utilizzo sapiente dell’ambiente di montagna. Condotti per mano al mattino da Arnaldo Olivier ed al pomeriggio da Vilmer Mazzucco, i partecipanti sono stati dapprima intrattenuti sulla costruzione della diga, percorsa lungo tutto il coronamento, e sui risvolti ambientali, sociali ed economici che comportò all’epoca il progetto e la realizzazione. Inutile dire che pur noti gli effetti tragici causati della frana del monte Toc, stare sul posto e sentire il racconto fatto da chi allora c’era e sopravvisse all’onda mortifera del 9 ottobre 1963, lascia sempre sgomenti e rabbiosi. Ma l’acqua nulla può contro l’insipienza dell’uomo e se ben utilizzata è strumento per la vita ed il lavoro. Irrinunciabile in tal senso la pagina scritta sulla Piave da menadas e zattieri, riassunta con passione e sapienza didattica nel Museo di Codissago. La visita guidata ha entusiasmato i partecipanti che hanno appreso modi, tempi e tecniche di quel duro mestiere della fluitazione del legname cui anche la splendente Venezia deve l’esistenza. Ma non era solo legname, in tronchi o tavole, che le zattere portavano in pianura. Persone e animali navigavano sopra quella che era allora la via maestra per il trasporto, il fiume Piave. Via d’acqua che percorsa la val Serpentina, lambiva in basso l’alto sperone su cui sta Castellavazzo, appropriatamente nominato un Paese di Pietra, la Pietra di un Paese. Qui, infatti, vi si cavava, e in misura minore ancora vi si cava, la rinomata pietra rossa e grigia che proprio con le zattere veniva trasportata là ove la costruzione di edifici e manufatti, anche prestigiosi, ne richiedeva l’impiego. L’abilità degli scalpellini del luogo ha episodi evidenti anche nello stesso paese, a cominciare dalle alte case simil “grattacieli” di pietra, per finire ai portali, ai mascheroni ed alle fontane. In cinque sezioni, il museo di Castellavazzo, ben documenta le varie fasi legate all'estrazione e alla lavorazione della pietra. Non poteva certo esser avulsa da questo contesto la Pieve di Lavazzo, intitolata ai Santi Quirico e Giulitta, che un recente studio storico-artistico colloca sul sedime del castellum dei Lebazi. Pur non esistendo traccia visibile del manufatto precedente, fondato nei secoli X-XI, è difficile non dar credito alla tesi, non fosse altro che per la posizione dominante della chiesa sulla Val Belluna. Le vicende storiche, le trasformazioni subite dall’edificio (l’attuale è del 1524), gli altari, le opere d’arte e gli arredi presenti, sono state ben illustrate con diapositive dall’autore della tesi, Luca Sartori, e fortunatamente raccolte in una corposa pubblicazione messa in vendita per raccogliere fondi da destinare al restauro del campanile.

 

Console Touring

Eldo Candeago

 






 
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